Chi siamo ?

Siamo semplicemente cittadini che non trovano un solo motivo per sentirsi rappresentati da questo Parlamento, il quale sostiene il governo e il premier nel modo che è sotto gli occhi di tutti, e che se arrivasse a scadenza naturale sarebbe chiamato ad eleggere il nuovo Capo dello Stato.
Siamo quelli che vogliono poter votare qualcun altro. Chiunque altro, purché non siano questi – e con qualunque legge elettorale, perfino con la porcata che questo Parlamento non cambierà mai.

Ci sono altri italiani, a cui il presente va bene. E altri ancora ai quali invece fa schifo, e però hanno perso ogni speranza di poterlo modificare con gli strumenti della partecipazione civile – così scelgono di sopravvivere il più lontano possibile dai luoghi dove il potere si esercita, dilaga in arbitrio, e dagli spazi dove lo si combatte e si prova a circoscrivere. Altri italiani infine che come noi rifiutano lo stupro in atto della Costituzione sostanziale, contestando senza tregua la gestione privatistica della cosa pubblica da parte del governo in carica – e conducono la propria lotta all’interno dei partiti o di soggetti politici con un programma specifico o di movimenti fortemente ideologizzati o di formazioni sociali ed economiche portatrici di determinati interessi.  
I primi sono per noi alieni, né più né meno – e sono l’avversario storico. I secondi li si può comprendere, però certo una mano non la danno. I terzi combattono al nostro fianco, ma gli obiettivi delle loro battaglie non saranno all’ordine del giorno prima che sia vinta la presente – epocale, preliminare, assolutamente decisiva.  

Noi siamo quest’altra cosa qui.
Siamo le donne e gli uomini di Votiamoli Via.

 

www.votiamolivia.org

 

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

I numeri razionali

Ieri sera, per la Notte Bianca della Democrazia, noi di Votiamoli Via siamo stati tra i cittadini, i movimenti e i partiti in piazza ss. Apostoli. E, detto senza falsa modestia, in una manifestazione dal palco molto ricco e diversificato e appassionatamente partecipata dalla gente – abbiamo fornito un concreto valore aggiunto, piccolo ma riconosciuto da tutti i presenti.

Infatti non sono stati molti i momenti in cui l’azione e la comunicazione andavano non dal palco verso la piazza ma – viceversa – da ‘sotto in su’, e uno si è certamente innescato quando noialtri (pochini, e spudorati) abbiamo preso a ritmare a gran voce E-LE-ZIO-NI: i cittadini ci hanno seguito, il ‘coro’ è arrivato all’attenzione dello speaker di turno, il quale lo ha ripreso e per qualche decina di secondi la Notte Bianca della Democrazia di Roma ha parlato con la voce semplice e chiara di chi vuole chiaramente e semplicemente andare a votare al più presto !

Perché ?  Perché succede questo ?  Perché la nostra campagna di ‘viralizzazione’, tra i tanti contenuti anti-regime, sembra avere successo ?  

Noi diciamo: perché ce n’è lo ‘spazio politico’. E poiché nello spazio politico, come in ogni ‘fluidità’, non si dà vuoto se non per brevi attimi, il vuoto che prima c’era ha creato le condizioni perché lo si riempisse. Noi.

Fate caso – che a meno di optare per l’antipolitica dura e pura (la quale si traduce nei due comportamenti diametralmente opposti, ma dalla medesima radice, di stracciare addirittura la tessera elettorale o di non mancare un’elezione però votando sempre il ‘compare’ ovunque sia), per il cittadino che vota secondo opinione (o secondo un mix variabile di idealità, opinione e vantaggio) è difficile non riconoscersi in una delle tante e diverse proposte politiche già sul campo, prima di questa nostra.

Chi milita in un partito, un partito da votare ce l’ha (ed è sfidante per lui ‘cambiarlo semmai da dentro’). Chi non vi milita ma ne segue le indicazioni, lo stesso – magari con minor tasso di fidelizzazione, e di gastrite. Chi non si è mai fidelizzato, e ogni volta studia programmi e scruta facce, comunque ha di che impegnare il proprio ‘istinto civico’. Chi non si fida di nessun partito, ma si fida di qualche uomo politico (in quanto uomo, e non politico), oggi trova per esempio una soddisfazione in Vendola, mantiene una posizione in Di Pietro, e ancora ieri pure in Fini confidava (ora meno). Chi detesta il Palazzo, dalle fondamenta al pennone, lo incendia la dottrina ‘sincretistica’ di Grillo. Chi non si riconosce neanche in Grillo, perché il leaderismo lo considera un male in sé (finché magari non ne intraveda una chance per se stesso), allora ha una quantità di ‘movimenti orizzontali’ in cui ingaggiarsi – il ‘testimone’ dei quali è passato dai Girotondini al Popolo Viola alle Donne di ‘Se non ora quando ?’ – e di altre associazioni civiche ‘tematiche’ come Articolo 21 o Agende Rosse o l’UAAR. Perfino chi non si approccia affatto alla politica – né ‘politicienne’, né civile – trova facilmente un riferimento e una ‘comunità di accoglienza’ sui temi della cultura o dell’ambiente o della solidarietà. E infine, c’è la sensibilità ‘corporativa’ – in senso buono come quella sindacale, cattivo quella di ‘casta’ e privilegio – che fosse anche solo per senso di sopravvivenza, strappa i singoli all’inerzia isolazionista e sterilmente risentita.

Abbiamo così coperto l’Italia intera metro a metro. Sembra. I cittadini nostri compatrioti hanno tutti una propria ‘agorà’ – grande o piccola. Sembra.

E invece no. E no.

No alla prima tesi, perché noi e voi abbiamo esperienza diretta e quotidiana di una porzione dei nostri simili che non rientra in nessuna delle descrizioni (semplicistiche, necessariamente) di cui sopra, né tuttavia nell’opzione ‘antipolitica pura’. E no alla seconda tesi, perché se così fosse – se tutti gli italiani avessero un luogo e un tempo e un’abitudine idonei all’autoformazione civile (dico, tutti) – l’Italia sarebbe altra da ciò che è.

Un vuoto politico, eccolo qui. Ecco un tassello – il tassello che manca(va) – per chiudere il cerchio della cittadinanza adulta. La ‘materia oscura’ che non fa tornare i conti della partecipazione – forse, eccola. E noi – con la nostra campagna, che raccoglie rapidamente adesioni – la portiamo alla luce: noi recuperiamo il tassello, siamo il ‘pieno’ per quel vuoto. Chiedendo semplicemente ‘elezioni !’: chi non partecipava, parteciperà.

La nostra voce, la voce di quelli che si sono uniti e si uniscono ‘naturalmente’ (peraltro diversissimi in quasi tutto il resto), è una voce essenziale: nel significato di ‘basica’. Non gridano, queste voci all’unisono, un contenuto programmatico o una ricetta economica – liberismo, statalismo, socialismo, pauperismo – verso destinatari specifici, portatori del potere di realizzare i nostri desideri; né gridano l’applicazione di principi pur generali – legalità, equità, informazione, ecologismo – verso le istituzioni, patrimonio collettivo. Tutto ciò si farà poi, casomai. Noi ora – ‘grado zero’ della democrazia rappresentativa – chiediamo semplicemente di votare.

Nulla meno di questo può – e deve – pretendere l’individuo parte di una società moderna; almeno finché la sua forma sia, appunto, rappresentativa e non – come si rischia di diventare prima in Italia e poi altrove in Occidente – plebiscitaria per acclamazione. E’ per questo che, se il nostro scopo è quello di abbattere il regime per via politica (e non violenta), siamo sulla strada giusta: così raccogliamo chi ancora non si era sentito toccato da nessuna ‘chiamata’ – perché non ideologizzato, non identitario, né ‘di classe’, né particolarmente ‘innamorato’ dei grandi temi sociali.

Noi, gridando ‘votiamoli via !’, andiamo a prendere – passatemi l’analogia – i numeri razionali tra un intero e l’altro. Più di questo – più ‘elementare’ di così – potrebbe solo un ‘esistenzialismo’ (una fede, una superstizione, un mito) che riuscisse a scovare addirittura i numeri reali, il ‘continuo’, tra i razionali; ma tornando al livello dei rapporti civili e politici (non della psiche, o di un integralismo da altre latitudini), direi che abbiamo tra le mani davvero qualcosa di nuovo, e di potente.

Gli italiani hanno eletto questo Parlamento quasi tre anni fa. Ma è evidente a chiunque che oggi hanno tutt’altra opinione dei propri rappresentanti, e se potessero ne cambierebbero la quasi totalità. Votiamoli Via chiede che ci venga data questa possibilità. E chi si unisce a noi nel chiederlo – anche se non è alta la probabilità che ciò si ottenga, almeno a breve – sta rivendicando il basilare diritto umano di poter cambiare idea, e di poter impedire che le conseguenze dell’idea precedentemente espressa diventino catastrofiche.

Questa rivendicazione è molto naturale, forse pre-politica e di sicuro pre-giuridica. Non sappiamo che forma giuridica prima e poi politica, avessimo successo, le verrà data dai fatti e dagli atti a venire. Ma è un fuoco acceso sotto l’apatia, e può essere la spada di Damocle sospesa sulla testa dei decisori – tutti: governo, opposizione, istituzioni, forze sociali – che scrivono la storia della nostra vita.

Dobbiamo continuare, con capacità di ascolto e di ricalibratura ‘in corsa’, e certo non sarà tempo perso: stiamo cominciando a mettere il seme che questa terra richiedeva. Il bello è che nessuno dei presenti ha una minima esperienza di agricoltura. E sarebbe un dolce paradosso che fosse proprio nascosta qui la chiave per spalancare la finestra al vento, che in tanti – più bravi di noi – stanno cercando. Ma viviamo alla giornata.

Vogliamo votare !  Votiamoli via !!  Elezioni !!!

E se non ce le danno – no representation ? – allora smetteremo di essere italiani: no civilization !

Studieremo come, insieme, più in là.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Siamo molto preoccupati

Sì, perché ora diamo ragione perfino a Berlusconi e ai suoi “distrattori di massa” quando parlano di golpe morale, di “voler cambiare il risultato elettorale”. Poiché in effetti si tratta proprio di questo: tentare di modificare il risultato elettorale – è questo che vogliamo fare.

Anzi, di più: vogliamo tentare di modificare la testa della gente, almeno della quota minima sufficiente, che per ben tre volte ha mandato a Palazzo Chigi proprio l’uomo che in assoluto aveva meno (e tanto meno ha ora) attitudini per andarci. E per modificare un po’ di quelle teste vale tutto, certo: perché questo è il gioco democratico, per noi che crediamo davvero nelle sue regole !

Vale dare risonanza al lavoro (obbligatorio, vivaddìo) della magistratura inquirente sulle ipotesi di reato di Berlusconi. Vale riportare all’opinione pubblica nostrana i giudizi impietosissimi e veritieri di nove decimi del mondo, oggi più che mai davanti alle crisi del Mediterraneo e all’incapacità di gestire la migrazione dei suoi figli disperati. Vale mettere il dito sulla piaga dell’inqualificabile condotta privata di un uomo che della confusione tra privato e pubblico ha fatto la propria arma migliore. Vale fare satira finché è possibile, nei pochi spazi ancora disponibili. Vale fare tamtam, fare rete, fare casino (non-violento, mai violento) in piazza quando serve, come stasera per il Democrazia Day. 

Vale insomma fare tutto quello che, nel pieno rispetto delle leggi repubblicane vigenti e della nostra bella Costituzione, sia attuabile per spostare le opinioni dei propri concittadini. E vale anche – il che non vale poco – sbraitare monomaniacalmente qui sul web.

Perché noi non vogliamo che Berlusconi ci liberi dal problema che lui stesso costituisce, magari andandosene in galera o in esilio o al creatore. (Cioè, per carità: se succede, niente da dire.) Bensì, noi vogliamo che l’Italia – che ha fatto il danno, democraticamente – democraticamente lo risolva e lo sani: che si convinca (a maggioranza) che la strada è totalmente da cambiare, che se ne convinca al più presto prima che sia ancora peggio di così, e che si immunizzi per l’avvenire.

Volere questo, fare questo, è un golpe morale ?

Può darsi. E sicuramente la morale c’entra parecchio !

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Domande e risposte, doveri e diritti

Se mi prendessi la briga di militare in un partito, ora avrei il dovere di rispondere a queste domande: ‘sì, ma per chi voteremo ? come costruiremo la coalizione vincente ? e il programma ? e chi sarà il candidato premier ?’. Dovrei rispondere per me, e poi dovrei cercare di far diventare le mie risposte la proposta ufficiale del mio partito.

Se invece fossi un politico di professione, e guadagnassi come un parlamentare, avrei il dovere di rispondere a queste domande: ‘sì, ma se come opposizione ci dimettiamo in blocco, che succede ? gli facciamo un favore al governo, o lo blocchiamo ?’. Dovrei decidere con gli altri dirigenti e applicare la linea del gruppo – se fossi pagato per questo.

E se avessi l’onore impensabile di essere il Capo dello Stato, ora avrei il dovere di rispondere a questo: ‘sì, ma se sciolgo il Parlamento e si va al voto anticipato, che conseguenze avrà tutto questo ? e come mi giudicherà la Storia ?’. Dovrei fare una scelta così importante da cambiare – comunque – la vita di tutto il Paese.

Ma non sono il Capo dello Stato, né un parlamentare e neanche un semplice militante di partito: perciò non ho nessuno di questi doveri complicati. Però sono un cittadino, e riguardo a tutto ciò ho solo un sacrosanto diritto: votare – e voglio esercitarlo.

Voglio essere chiamato prima possibile a dire la mia, a esprimere la mia idea essenziale sul Paese com’è – e come vorrei che fosse.

I problemi della coalizione, del programma, del premier, delle dimissioni e dello scioglimento – li lascio a chi ne sa più di me, e a chi ha il dovere di risolverli. Io so solo questo: questa Italia non mi piace, e mi dispiace sempre di più. E non voglio cambiarla con strumenti che non siano perfettamente costituzionali, legittimi, civili, pacifici.

So solo questo, rivendico solo questo – ma senza nessuna esitazione: che voglio votare !

ELEZIONI, PRESTO !!

VOTIAMOLI VIA !!!

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Elezioni politiche anticipate!

Questo Governo non ci rappresenta e il Parlamento che lo sostiene ancora meno.

Perché Berlusconi farà di tutto per superare la metà del 2011 senza doversi misurare col corpo elettorale in un voto politico nazionale, per sopravvivere ancora i sei mesi successivi con la scusa delle necessità del bilancio – della finanziaria da scrivere in tempo utile, vista la crisi – per far morire di “prescrizione” tutti i processi riaperti e per affrontare il 2012 di fatto rafforzato (magari anche dall’anemia delle opposizioni, che già si sono fatte intorbidare nell’insensata discussione su una riforma della giustizia che non vedrà mai la luce), e per sbarcare il lunario del 2013 fino all’elezione del nuovo Capo dello Stato da questo – questo qui! – Parlamento.

Ecco allora che ci ritroveremmo con il peggiore statista italiano degli ultimi centocinquanta anni – e il peggiore statista europeo dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi – che, dopo vent’anni di dominio sul potere esecutivo e su quello legislativo , più altri dieci, preliminari, di “prepotenza” catodica nella testa degli italiani, corona e conclude la carriera con i sette anni sul Colle più alto e nobile.

Facendone l’uso che certo immaginate, e lasciando alla fine men che macerie dell’intera Repubblica Italiana.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized